Condizioni della base preesistente e realizzazione di tracce determineranno la posa sovrapposta del nuovo pavimento che sia in ceramica, legno, laminato, pvc, resina o vinile

15/06/2020 – Durante una ristrutturazione cambiare il pavimento è una scelta molto comune, dettata sia da motivi estetici – difficilmente in una casa da mettere a nuovo si mantiene un pavimento datato, tranne se la vetustà non sia sinonimo di pregio e bellezza – ma anche da motivi pratici e funzionali come la demolizione dei muri e una nuova distribuzione degli spazi e il rifacimento degli impianti.

Pavimento ex novo o in sovrapposizione? Questo è il dilemma! Si presuppone che un pavimento in sovrapposizione determini minori costi e minori tempi di lavorazione. È sempre possibile sovrapporre? Non sempre, solo la coesistenza di determinate condizioni permette di intraprendere questa strada.

Pavimenti in ceramicalegnolaminatoPVCresina o vinile, possono essere tutti posati in sovrapposizione, ognuno con un metodo di posa differente che vedremo in seguito, ma hanno in comune un’operazione preliminare alla sovrapposizione: la verifica del supporto, il pavimento esistente.

Pavimento nuovo sul vecchio? Conoscere la tipologia del pavimento esistente

Se il periodo di costruzione della casa è compreso tra gli anni ‘50 e ‘70 molto probabilmente il pavimento esistente sarà in lastroni di marmo con delle profonde e vistose venature tono su tono. Slittando di circa un decennio, anni ’60 e ’80, sarà facile trovare un pavimento in graniglia. La graniglia è quella pavimentazione costituita da cemento impastato insieme con pezzi di marmo assortiti.

Queste due tipologie di pavimento sono caratterizzate da una notevole compattezza e resistenza; dato il notevole peso, la loro presenza dovrebbe essere sinonimo di solai ben realizzati. Lastroni di marmo o graniglia sono lucidate in perfetto piano e non hanno gli smussi ai lati come le piastrelle monocottura, sono perfettamente tagliate a squadro e posate attaccate l’una all’altra senza alcun distanziatore, questo conferisce loro un ottimo grado di compattezza, tale da attribuire loro la reputazione di “supporti ideali” alla sovrapposizione.

Negli stessi anni fanno il loro esordio le piastrelle in bicottura, con estrosi motivi decorativi e nel tipico formato quadrato 20×20 cm, tappezzavano pavimenti e pareti di bagni e cucine. Data la delicatezza del materiale sarebbe auspicabile evitare la sovrapposizione.

Seguono le piastrelle monocottura. Un pavimento in monocottura è molto resistente, l’ostacolo alla sovrapposizione in questo caso potrebbe essere la planarità. Oggi sono in voga grandi formati o listoni molto lunghi che hanno tolleranze alla planarità molto inferiori alle monocottura impiegate nel passato caratterizzate da ridotti formati. Le piastrelle monocottura hanno i bordi arrotondati e sono posate con fughe larghe; molto probabilmente sarà necessaria la stesura di un sottofondo autolivellante o l’utilizzo di promotore di adesione.

A prescindere dal periodo di costruzione, in una casa da ristrutturare si potrebbe incontrare il parquet. Il parquet è un materiale naturale e nobile, pertanto se ci sono le condizioni e risponde al gusto personale, potrebbe essere ripristinato dato che con il passar del tempo il legno acquisisce sempre maggiore bellezza, ma se così non fosse e si predilige un’altra tipologia di materiale allora sarebbe opportuno eliminarlo e rifare la pavimentazione ex novo. Il legno non è adatto alla sovrapposizione soprattutto di materiali come il gres porcellanato.

Pavimento nuovo sul vecchio? La verifica del supporto

Planarità: una superficie è piana quando non presenta irregolarità sia convesse che concave.
La verifica della planarità è fatta tramite un regolo dritto e rigido, una staggia, da 250 cm. Le tolleranze sulla planarità restano invariate rispetto a quelle richieste ai massetti. Per pavimenti in ceramica, linoleum, legno, marmo, granito e marmette la tolleranza è di +/- 5 mm.

La mancata rispondenza alla verifica della planarità renderà indispensabile preparare il fondo con uno strato di livellamento. Caricare con la colla è possibile ma essa può compensare fino a 4/5 mm, non oltre.

Asciugatura: il rivestimento esistente deve essere asciutto, la presenza di acqua o condensa superficiale indica la presenza di umidità di risalita capillare.

Integrità: il rivestimento esistente deve essere ben ancorato al supporto, privo di fessure e parti danneggiate.

Resistenza meccanica: misura il massimo sforzo a cui un materiale può essere sottoposto prima che si rompa. La presenza di rotture o lesioni indica una progressiva diminuzione della resistenza del materiale. Incollare un pavimento ad uno danneggiato è un errore, così come sovrapporre un materiale più pesante dell’esistente.

Compattezza ed omogeneità: il rivestimento esistente deve essere in buone condizioni, ben ancorato, non deve presentare parti in fase di distacco o con fessure. Il pavimento deve essere saldo e ben coeso e non vi devono assolutamente essere parti che suonano a vuoto.

La mancata verifica di uno di questi requisiti può compromettere, con ingenti danni a posteriori, la sovrapposizione della nuova pavimentazione. Per questo sarebbe opportuno prevedere tali verifiche già in fase di computo metrico e chiedere la valutazione di un’offerta economica delle lavorazioni che possono subentrare durante la fase di cantiere. Come per esempio la posa di un sottofondo autolivellante, l’utilizzo del promotore di adesione, la posa della membrane antifrattura o nei casi più gravi interventi di ripristino, di consolidamento, di demolizione e ricostruzione.

Ovviamente non si può prevedere tutto in fase di computo metrico, un cantiere non è un prodotto finito ma è soggetto ad imprevisti che possono essere limitati al minimo attraverso un’attenta progettazione.

Pavimento nuovo sul vecchio? Quando va fatta la verifica?

La verifica va sempre fatta prima dell’inizio del cantiere, i casi che si possono presentare saranno:

– Pavimento esistente in ottimo stato si potrà procedere alla posa diretta con adesivo.

– Pavimento esistente fessurato si può prevedere la posa di una membrana antifrattura abbinata ad un primer promotore di adesione (trasforma lo smalto delle vecchie piastrelle in una superficie d’aggancio ruvida), ma attenzione che il pavimento sia privo di umidità.

– Pavimento con parti che si distaccano o che suonano a vuoto ; le parti degradate vanno eliminate, comprensive di pavimento e sottostante massetto, si procede al ripristino del massetto con malta per pavimenti, poi a livellare tutta la superficie e dopodichè con la posa del nuovo pavimento.

Dunque, va data molta attenzione alle parti fessurate, danneggiate o che si distaccano.

Cosa accade se si realizzano le tracce?

Se si realizzeranno tracce a pavimento, durante il tracciamento e dopo la loro chiusura si dovrà rifare la verifica. Questo perché se all’apertura delle tracce il massetto risulta essere friabile e sabbioso, allora non si può procedere, il supporto è privo di compattezza, coesione ed omogeneità. Se invece durante il tracciamento non ci sono stati problemi a seguito della chiusura va verificata solo la planarità.

Se è previsto il rifacimento di tutti gli impianti, la possibilità di demolire la pavimentazione esistente e il sottostante massetto e ricostruire il massetto, non dovrebbe essere scartata a priori. Va sempre fatto un bilancio tra costi e benefici: realizzare e chiudere delle tracce ha un suo costo, conveniente se le tracce sono poche e piccole, dispendioso se le tracce sono tante e larghe. Demolire tutto anziché lasciare brandelli di massetto sparsi potrebbe essere l’opzione migliore.

In un caso come questo i benefici che ne derivano sono: una ottimale posa degli impianti senza tortuosi tragitti; un massetto performante, isolato acusticamente e termicamente, la garanzia del perfetto aggrappaggio del nuovo pavimento.

Tutte le valutazioni di questo tipo vanno fatte in fase progettuale assieme al progettista.

fonte articolo edilportale.com